E’ fondamentale procedere ad una valutazione qualitativa quando si parla di processo educativo e delle dinamiche ad esso collegate, in quanto sono vari i fattori che, integrandosi tra loro, agiscono ed incidono su ciascuno di noi confluendo in un atto educativo. Intanto per processo educativo dobbiamo intendere un percorso che prende origine dal concetto di educazione che va ben oltre ciò che si pensa comunemente e solitamente: riguarda e comprende qualsiasi stimolo proveniente dal mondo esterno, a cominciare dalla famiglia per proseguire con la scuola ed il sociale. Non a caso il termine “educare”, come quasi tutti sappiamo, deriva dal verbo latino “educere”, che significa appunto “tirar fuori”, “sviluppare”, dunque educare significa innanzitutto e indubbiamente aiutare e stimolare la crescita psicologica e fisica di un individuo orientandola in senso positivo e costruttivo. Quindi, in un senso ancora più ampio, la parola “educazione” arriva ad esprimere l’intero processo di formazione dell’uomo, indicandogli appunto la strada da intraprendere e seguire al fine di scoprire sé stesso e le proprie particolari caratteristiche ed inclinazioni. La definizione in questi termini del processo educativo rende ancor più chiaro così che l’atto educativo è in un certo qual modo un percorso che interviene in maniera continuativa nel tempo, consistendo in pratica in una prassi formativa che dura tutta la vita. Ora il come educare richiede inevitabilmente e necessariamente dei momenti di confronto e relazione e, in questo peculiare contesto, la comunicazione riveste una funzione essenziale in quanto ‘conditio sine qua non’ imprescindibile e fondamentale dell’esistenza umana come pure dell’ordinamento civile e sociale; infatti si pensi già solamente che ogni individuo è coinvolto a partire fin dall’inizio della propria vita in un cruciale ed indispensabile processo di acquisizione delle regole necessarie ed utili per comunicare efficacemente con gli altri suoi simili. Possiamo infine ritenere che ciascuno di noi venga invitato a svolgere il suo ruolo di educatore responsabile, a prescindere dal sistema di riferimento considerato come la famiglia, la scuola o qualunque altra comunità o centro di aggregazione sociale. Dunque la scelta di impegnarsi in modo chiaro, attivo, costante, duraturo e responsabilmente maturo nel portare avanti la propria missione educativa rappresenta sicuramente la giusta chiave attraverso la quale l'educando a noi affidato e di cui ci occupiamo può raggiungere un pieno sviluppo formativo ed un gratificante successo personale.
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martedì 5 luglio 2016
Rilevanza della qualità delle relative dinamiche nell’ambito di un processo educativo
E’ fondamentale procedere ad una valutazione qualitativa quando si parla di processo educativo e delle dinamiche ad esso collegate, in quanto sono vari i fattori che, integrandosi tra loro, agiscono ed incidono su ciascuno di noi confluendo in un atto educativo. Intanto per processo educativo dobbiamo intendere un percorso che prende origine dal concetto di educazione che va ben oltre ciò che si pensa comunemente e solitamente: riguarda e comprende qualsiasi stimolo proveniente dal mondo esterno, a cominciare dalla famiglia per proseguire con la scuola ed il sociale. Non a caso il termine “educare”, come quasi tutti sappiamo, deriva dal verbo latino “educere”, che significa appunto “tirar fuori”, “sviluppare”, dunque educare significa innanzitutto e indubbiamente aiutare e stimolare la crescita psicologica e fisica di un individuo orientandola in senso positivo e costruttivo. Quindi, in un senso ancora più ampio, la parola “educazione” arriva ad esprimere l’intero processo di formazione dell’uomo, indicandogli appunto la strada da intraprendere e seguire al fine di scoprire sé stesso e le proprie particolari caratteristiche ed inclinazioni. La definizione in questi termini del processo educativo rende ancor più chiaro così che l’atto educativo è in un certo qual modo un percorso che interviene in maniera continuativa nel tempo, consistendo in pratica in una prassi formativa che dura tutta la vita. Ora il come educare richiede inevitabilmente e necessariamente dei momenti di confronto e relazione e, in questo peculiare contesto, la comunicazione riveste una funzione essenziale in quanto ‘conditio sine qua non’ imprescindibile e fondamentale dell’esistenza umana come pure dell’ordinamento civile e sociale; infatti si pensi già solamente che ogni individuo è coinvolto a partire fin dall’inizio della propria vita in un cruciale ed indispensabile processo di acquisizione delle regole necessarie ed utili per comunicare efficacemente con gli altri suoi simili. Possiamo infine ritenere che ciascuno di noi venga invitato a svolgere il suo ruolo di educatore responsabile, a prescindere dal sistema di riferimento considerato come la famiglia, la scuola o qualunque altra comunità o centro di aggregazione sociale. Dunque la scelta di impegnarsi in modo chiaro, attivo, costante, duraturo e responsabilmente maturo nel portare avanti la propria missione educativa rappresenta sicuramente la giusta chiave attraverso la quale l'educando a noi affidato e di cui ci occupiamo può raggiungere un pieno sviluppo formativo ed un gratificante successo personale.
martedì 5 marzo 2013
L’identità della pedagogia oggi
Oggi la pedagogia di sicuro non ha più come proprio unico oggetto il bambino, dal momento che, allo stato attuale, la pedagogia stessa si occupa dell'educazione e della formazione di tutti i soggetti durante l'intero arco della vita e nella relazione con determinati contesti e ambienti (lifelong learning e lifewide learning).
Infatti l'istruzione è oggi più che mai
uno strumento indispensabile per la costruzione di una realtà di pace e buoni
rapporti tra le persone. In tutto questo le politiche per il Lifelong Learning,
vale a dire l'educazione permanente lungo tutto l'arco della vita, giocano un
ruolo fondamentale per consentire una formazione adeguata alle nuove e
crescenti richieste della società e del mondo del lavoro. Il valore
fondamentale del Lifelong Learning e le nuove frontiere dell'istruzione e della formazione sono
testimoniati anche dall'evoluzione del concetto stesso di alfabetizzazione, da
acquisizione delle competenze di base, leggere, scrivere, fare di conto, a
insieme complesso di saperi che spazia tra varie discipline ed abbandona l'idea
di un sapere dogmatizzato in favore di una 'forma mentis' più flessibile e
critica. In effetti nella società in cui viviamo le nozioni apprese a scuola
vengono troppo facilmente e troppo velocemente dimenticate; il mondo del lavoro
invece richiede un alto livello di scolarizzazione, che poi va mantenuto. Per
questo occorre creare una circolarità virtuosa tra apprendimento e lavoro.
Il Lifelong Learning non è un nuovo slogan della pedagogia, ma un concetto che ha cambiato l'idea stessa di pedagogia, facendo capire che essa non può limitarsi alla sola età della crescita ma deve snodarsi lungo tutto l'arco della vita. La sfida dell'uomo del futuro, dunque, è apprendere ad apprendere, mentre per la scuola si aprono nuove frontiere, in particolare quelle rappresentate dalle cosiddette neo-alfabetizzazioni: l'educazione ambientale, la bioetica, la multicultura e l'educazione alla pace.
Il Lifelong Learning non è un nuovo slogan della pedagogia, ma un concetto che ha cambiato l'idea stessa di pedagogia, facendo capire che essa non può limitarsi alla sola età della crescita ma deve snodarsi lungo tutto l'arco della vita. La sfida dell'uomo del futuro, dunque, è apprendere ad apprendere, mentre per la scuola si aprono nuove frontiere, in particolare quelle rappresentate dalle cosiddette neo-alfabetizzazioni: l'educazione ambientale, la bioetica, la multicultura e l'educazione alla pace.
Quindi la sfida attuale dell'educazione impone alla pedagogia
di darsi un altro volto. Un volto interpretativo e critico, profetico anche,
progettuale e non-sistemico, capace di attestarsi proprio sul carattere formale
di essere sfida e di pensare il futuro piuttosto che il presente. La pedagogia
attuale onora però questo suo compito solo in parte; in ogni caso il tempo del
ripensare sul piano teorico l'educazione e di pensarla in termini critico-radicali
sembra quasi del tutto tramontato. 'Fare pedagogia' è, sempre di più, stare
nella dimensione amministrativa: risolvere problemi sociali urgenti e legati al
funzionamento del sistema, da ottimizzare e da regolare secondo la logica del
calcolo. Poche voci si levano contro e oltre questa tendenza attuale del 'fare
pedagogia' appunto.
Del resto la svolta epocale della
globalizzazione e della civiltà planetaria ci impone di fissare nuove grandi
mete che solo l'educazione ci permetterà di realizzare, poiché solo essa
progetta e trasforma insieme, soprattutto essa pensa il futuro dall'uomo e per
l'uomo.
E' per questo che una
pedagogia concepita in tal modo deve contrassegnarsi prevalentemente partendo
dalla progettazione e interpretazione del futuro. Deve leggerne i segni nel
presente, deve decantarne le attese, deve organizzarne l'immagine, assegnando a
quel futuro un'identità e una fattibilità: un'identità, appunto, organica, e
una fattibilità strutturata in strategie, politiche sociali e individuali.
L'aspetto di organicità di tale futuro deve emergere dall'analisi razionale dei
bisogni e delle attese, in quanto la validità e l'efficacia di un tale progetto
si misura proprio su questo scenario di costruzione di un tempo nuovo che tenga
conto delle istanze più profonde, e più propriamente umane, che tale futuro già
dal nostro presente mette in gioco. Quel futuro sarà e dovrà essere per l'uomo,
per quell"umanità' che la pedagogia cura, tutela e 'coltiva' e che già nel
presente appare come il principio e valore intorno al quale dovrà venire a
costituirsi il mondo futuro.
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