sabato 14 marzo 2020
giovedì 24 gennaio 2019
L'Educatore (Docente del Personale Educativo), questo 'sconosciuto'...
L’Educatore, prima detto Istitutore, quindi ora Docente (del Personale) Educativo, “oltre” i luoghi comuni del preconcetto e della
controinformazione e/o ignoranza largamente diffuse.
È confidente dei suoi alunni, motivatore, tutor, assistente nello studio, esempio morale, guida psicologica, mediatore nelle relazioni tra pari e/o con gli adulti, consulente per le famiglie, per i docenti, per il DS; tutela, protegge, vigila, ammonisce, rincuora, sostiene, ascolta, orienta, corregge, gratifica.
Dopo un paio di giorni dall’inizio dell’anno scolastico, prodigiosamente, conosce già perfettamente tutti i nomi dei suoi nuovi alunni, perchè li ha registrati con la memoria del cuore e quindi per lui appaiono tutti importanti e diversi tra loro, unici: li tratta come persone, non come numeri.
I suoi strumenti non sono specificamente didattici, ma emotivi, passionali e umani. Se riveste appieno il suo nobile ruolo è sempre capace, riesce a farsi seguire dagli allievi, ma direi questa è anzi la sua dimensione naturale e quotidiana: quindi è da encomiare per quanto sia prezioso il suo “ufficio”, tenendo presente che opera e si fa valere senza ricorrere alla minaccia delle interrogazioni, allo spauracchio del voto, o a quello del debito e, ancor peggio, anche senza alcuna traccia di valutazione sulla sua delicata e complessa azione educativa.
Pare incontrovertibile che il peggiore o anche il mediocre tra tutti è potenzialmente, per le ragioni esposte, il migliore di qualsiasi ‘docente di disciplina’, che non possa a sua volta definirsi, prima ancora che docente, Educatore egli stesso. Questo giustifica la grande risonanza della sua presenza e vicinanza sui suoi ragazzi, che con suo immenso orgoglio dicono di sentirsi “orfani” senza di lui!!
“L’abilitazione” alla professione non la ottieni solo col titolo, ma te la conferiscono i tuoi alunni, ed è frutto della sudata e continua esperienza sul campo.
Non esiste Educatore senza i suoi alunni. Se ti riconosci in questa descrizione, non puoi non essere fiero dell’onore che hai ogni giorno affiancando i tuoi ragazzi e non puoi, al contempo, negare che sul tuo percorso quotidiano dovrai farti molti nemici. Eroi? Superpoteri? Niente di tutto questo: competenza, passione, professionalità, umiltà, tempo e dedizione, conditi da tanto calore umano. La differenza sta tutta qui. Educatori si nasce.
Non tutti sanno che ai ruoli di Educatori delle Istituzioni Educative Statali (Convitti Nazionali ed Educandati Statali) si accede, a seguito di abilitazione alla professione, tramite concorso nazionale pubblico per titoli ed esami riservato attualmente a chi in possesso di Laurea in Scienze della Formazione, Pedagogiche e affini.
È confidente dei suoi alunni, motivatore, tutor, assistente nello studio, esempio morale, guida psicologica, mediatore nelle relazioni tra pari e/o con gli adulti, consulente per le famiglie, per i docenti, per il DS; tutela, protegge, vigila, ammonisce, rincuora, sostiene, ascolta, orienta, corregge, gratifica.
Dopo un paio di giorni dall’inizio dell’anno scolastico, prodigiosamente, conosce già perfettamente tutti i nomi dei suoi nuovi alunni, perchè li ha registrati con la memoria del cuore e quindi per lui appaiono tutti importanti e diversi tra loro, unici: li tratta come persone, non come numeri.
I suoi strumenti non sono specificamente didattici, ma emotivi, passionali e umani. Se riveste appieno il suo nobile ruolo è sempre capace, riesce a farsi seguire dagli allievi, ma direi questa è anzi la sua dimensione naturale e quotidiana: quindi è da encomiare per quanto sia prezioso il suo “ufficio”, tenendo presente che opera e si fa valere senza ricorrere alla minaccia delle interrogazioni, allo spauracchio del voto, o a quello del debito e, ancor peggio, anche senza alcuna traccia di valutazione sulla sua delicata e complessa azione educativa.
Pare incontrovertibile che il peggiore o anche il mediocre tra tutti è potenzialmente, per le ragioni esposte, il migliore di qualsiasi ‘docente di disciplina’, che non possa a sua volta definirsi, prima ancora che docente, Educatore egli stesso. Questo giustifica la grande risonanza della sua presenza e vicinanza sui suoi ragazzi, che con suo immenso orgoglio dicono di sentirsi “orfani” senza di lui!!
“L’abilitazione” alla professione non la ottieni solo col titolo, ma te la conferiscono i tuoi alunni, ed è frutto della sudata e continua esperienza sul campo.
Non esiste Educatore senza i suoi alunni. Se ti riconosci in questa descrizione, non puoi non essere fiero dell’onore che hai ogni giorno affiancando i tuoi ragazzi e non puoi, al contempo, negare che sul tuo percorso quotidiano dovrai farti molti nemici. Eroi? Superpoteri? Niente di tutto questo: competenza, passione, professionalità, umiltà, tempo e dedizione, conditi da tanto calore umano. La differenza sta tutta qui. Educatori si nasce.
Non tutti sanno che ai ruoli di Educatori delle Istituzioni Educative Statali (Convitti Nazionali ed Educandati Statali) si accede, a seguito di abilitazione alla professione, tramite concorso nazionale pubblico per titoli ed esami riservato attualmente a chi in possesso di Laurea in Scienze della Formazione, Pedagogiche e affini.
Il (docente del) personale educativo è quindi a tutti gli effetti dipendente statale del Ministero dell’Istruzione ed è
equiparato giuridicamente e professionalmente allo status di Docente.
Tecnicamente la sua qualifica è appunto quella di “Docente-Educatore”.
Il titolo di accesso alla professione è dunque la Laurea in Scienze
della Formazione, Scienze dell’Educazione, Scienze Pedagogiche, Classe di
concorso L030 “Pedagogia e didattiche speciali per l’insegnamento” ordine di
scuola PPPP.
Collocata dal DPR 388/99 art. 3 nell’area della funzione docente.
(Fonte: Web Site "La tecnica della scuola")
https://www.tecnicadellascuola.it/leducatore-questo-sconosciuto
Collocata dal DPR 388/99 art. 3 nell’area della funzione docente.
(Fonte: Web Site "La tecnica della scuola")
https://www.tecnicadellascuola.it/leducatore-questo-sconosciuto
domenica 15 ottobre 2017
L'importanza di essere autorevoli
Essere autorevoli vuol dire essere disponibili ma non a
disposizione, vuol dire stabilire una relazione attraverso la quale gli alunni
possono contare su di me sia quando le risposte gli piacciono sia quando non
fanno comodo. Dovrei rappresentare la coerenza, la fermezza, la guida, il loro
punto di riferimento, l'adulto a cui possono appoggiarsi nel bene e nel male. Un
educatore non è un amico, dovrebbe essere riconosciuto nel suo ruolo, fare di
tutto per farsi valere e non cedere una volta stabilite le proprie intenzioni. Tutto
questo non vuol dire rimanere emotivamente distanti ed essere autoritari ma
riuscire a dosare bene momenti di profonda complicità e accoglienza con
interventi più restrittivi. Un compito difficilissimo ma, secondo il mio parere,
fa la differenza tra un educatore e l'altro.
(D.ssa Mariagrazia Mari, psicologa, psicoterapeuta, tutor Centro studi Erickson)
mercoledì 14 giugno 2017
La scuola oggi in Italia
In Italia, il sistema educativo di istruzione e di
formazione è organizzato in base ai principi della sussidiarietà e
dell'autonomia delle istituzioni scolastiche. Lo Stato ha la competenza
legislativa esclusiva per quanto riguarda le 'norme generali sull'istruzione',
e la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere
garantiti su tutto il territorio nazionale e i principi fondamentali che le
Regioni devono rispettare nell'esercizio delle loro competenze. Le Regioni
hanno la potestà legislativa concorrente in materia di istruzione, ed esclusiva
in materia di istruzione e formazione professionale. Le scuole hanno autonomia
didattica, organizzativa e di ricerca, sperimentazione e sviluppo.
La scuola è attualmente organizzata come segue:
- scuola dell'infanzia per i bambini da 3 a 6 anni;
primo ciclo di istruzione, della durata complessiva di 8
anni, articolato in
- scuola primaria (5 anni di durata) per i bambini da 6 a 11
anni;
- scuola secondaria di primo grado (3 anni di durata) per
alunni da 11 a 14 anni;
secondo ciclo di istruzione costituito da due tipi di
percorsi:
- scuola secondaria di secondo grado di competenza statale,
della durata di 5 anni, rivolta agli alunni dai 14 ai 19 anni. Appartengono a
questo percorso i licei, gli istituti tecnici e gli istituti professionali;
- percorsi triennali e quadriennali di istruzione e formazione
professionale (IFP) di competenza regionale, rivolti a giovani che hanno
concluso il primo ciclo di istruzione.
L'istruzione obbligatoria ha la durata di 10 anni, da 6 a 16
anni di età, e comprende gli otto anni del primo ciclo di istruzione e i
primi due anni del secondo ciclo (DM 139/2007). Dopo aver concluso il primo
ciclo di istruzione, gli ultimi due anni di obbligo (da 14 a 16 anni di età),
possono essere assolti nella scuola secondaria di secondo grado, di competenza
statale (licei, istituti tecnici e istituti professionali), o nei percorsi di
istruzione e formazione professionale di competenza regionale (legge 133/2008).
Inoltre, tutti i giovani devono rispettare il diritto/dovere
di istruzione e formazione per almeno 12 anni o, comunque, sino al
conseguimento di una qualifica professionale triennale entro il 18° anno di età
(legge 53/2003).
Infine, i giovani di 15 anni possono assolvere l'ultimo anno
di obbligo di istruzione anche attraverso il contratto di apprendistato, a
condizione della necessaria intesa tra Regioni, Ministero del lavoro, Ministero
dell'istruzione e parti sociali (legge 183/2010).
Aprile 2013. L'obbligo di istruzione si riferisce sia
all'iscrizione che alla frequenza dei livelli di istruzione compresi
nell'obbligo, che può essere assolto nelle scuole statali o nelle scuole
paritarie, ma anche attraverso l'istruzione familiare o nelle scuole non paritarie,
nel rispetto di determinate condizioni; nei percorsi di istruzione e formazione
professionale di competenza regionale, l'obbligo (ultimi due anni) viene
assolto presso le apposite agenzie formative. I genitori degli alunni, o
chiunque ne faccia le veci, sono responsabili dell'adempimento dell'obbligo di
istruzione dei propri figli, mentre alla vigilanza sull'adempimento
dell'obbligo provvedono i Comuni di residenza e i dirigenti scolastici delle
scuole in cui sono iscritti gli alunni.
A conclusione del periodo di istruzione obbligatoria, in
caso di mancata prosecuzione del percorso scolastico, viene rilasciato
all'allievo una dichiarazione attestante l'adempimento dell'obbligo di
istruzione nonché le competenze acquisite, che costituiscono credito formativo
al fine dell'eventuale conseguimento della qualifica professionale.
Dopo il superamento dell'esame di Stato conclusivo
dell'istruzione secondaria superiore, si accede ai corsi di istruzione
terziaria (università e Afam). Le condizioni specifiche di ammissione rientrano
nelle competenze del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca
(MIUR) e/o delle singole istituzioni del settore universitario e del settore
Afam.
La qualifica professionale triennale o il diploma
professionale quadriennale, ottenuti nei corsi di istruzione e formazione
professionale di competenza regionale, permettono l'accesso ai corsi di
istruzione professionale cosiddetti di 'secondo livello' o post qualifica/post
diploma, ai quali si può accedere anche dopo il conseguimento del diploma di
istruzione secondaria superiore. Con lo stesso diploma si accede anche ai corsi
di Istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS).
(Fonte: Web Site MIUR)
Due domande poste al Prof. Paolo Crepet sul coraggio di educare
Professor Paolo Crepet, qual è il suo punto di vista sull'emergenza educativa?
E' un punto di vista che nasce dalla cronaca di tutti i
giorni, che ci dice che non è una emergenza, ma è un disastro educativo, un
totale disastro di cui non dimostriamo di essere così tanto preoccupati.
L'anticipazione dell'età, un'idea di educare senza alcuna regola, pensando che
i figli debbano solo pretendere e non dare mai niente, perdonarli in tutto e
per tutto, questa è idiozia educativa.
Gli agenti educativi, scuola, famiglia ed educatori, in rete
sono una forza. Nella sua esperienza quanto è importante il confronto tra le
parti?
Certo sì, è importante. Però nell'autonomia, possibilmente.
Nel senso che ciò che abbiamo visto in tutti questi anni, che è quello di
'invadere costantemente' da parte dei genitori sempre più spesso il territorio
della scuola, è dannoso.
Una mamma non fa l'insegnante e viceversa, chiaro? E un papà
non fa l'insegnante e viceversa. Quindi mamma e papà fanno i genitori quando è
il momento, cioè a casa loro, in una scuola, no. Tranne cose eccezionali,
no.
Certo se un genitore vuole andare a scuola per sapere come
va il proprio figlio, sì. Quello che abbiamo visto in maniera terrificante,
soprattutto nel nostro Paese, è l'entrata a gamba tesa di mamme e papà, zie,
nonne, e così via, sulla scuola, soprattutto quando la scuola diventa esigente
e severa, ma la scuola o è esigente e severa oppure non è una scuola.
(Patrizia Angelozzi)
martedì 5 luglio 2016
Ciao Gianni Gianni!!
Ti scrivo ora perché ho visto solo di recente i tuoi “interessanti”,
“stimolanti” e “costruttivi” commenti. Chiedo in anticipo scusa ai lettori se
scrivo queste poche righe fuori dal contesto del blog, ma ho necessità di comunicare
alcune brevi cose al presunto commentatore anonimo che si è presentato appunto col
finto nome con cui l’ho salutato nel titolo del post. Ehi tu Finalmente Avvocato
(sempre meglio tardi che mai….), ti senti realizzato e soddisfatto pensando di avermi
provocato? Mi trovo purtroppo per te a constatare che nonostante il tuo "datato"… ed "immenso"…
impegno professionale nel mondo del
diritto, non hai perso le “buone abitudini” e hai ancora tanto tempo da spendere
e perdere nel credere di poter denigrare, screditare e ridicolizzare gli altri
con i tuoi soliti mezzucci infimi, meschini, vili, squallidi, penosi e ridicoli; sappi
caro il mio Gianni Gianni che c’è chi da tempo ha di gran lunga di meglio da
fare della e nella propria vita…. Comunque, giusto per puntualizzare, l’intento
di questo blog non è mai stato quello di proporre contenuti del tutto inediti,
anche se per la gran parte lo sono, bensì di creare spunti di riflessione
nell’ambito educativo, come si evince chiaramente dal titolo del blog stesso; e
poi se non ti fosse chiaro, ricorda che c’è una notevole differenza tra
prendere spunto, in parte estrapolare ed infine per lo più rielaborare un’ampia
varietà di contenuti rispetto a copiarli semplicemente….. Ah infine, lascio a te l’onore della pratica
del diritto (no grazie, non è la mia professione) e per libera scelta non ho
alcun bisogno di fare anch’io opera di sostegno (tra l’altro, per tua
informazione, si tratta di un compito di alta professionalità aggiunta e di notevole
responsabilità per un docente e c’è poco da fare ironia di bassa lega) in
quanto, oltre ad essere un docente professionalmente impegnato nei ruoli del
personale educativo (vedi CCNL Comparto Scuola vigente, Capo IV, art. 25), sono
da tempo anche un docente abilitato all’insegnamento in ogni ordine e grado di
scuola….. Forse tu, a tale proposito e visto che siamo in argomento, avresti
bisogno da parte di qualcuno di qualche altra forma di sostegno….. P.S. Ah, in quanto ai tuoi “preziosi” ma
insignificanti, mendaci ed inutili commenti, hai già visto cosa ne ho fatto?!…...
:))))))))))) VINC
Rilevanza della qualità delle relative dinamiche nell’ambito di un processo educativo
E’ fondamentale procedere ad una valutazione qualitativa quando si parla di processo educativo e delle dinamiche ad esso collegate, in quanto sono vari i fattori che, integrandosi tra loro, agiscono ed incidono su ciascuno di noi confluendo in un atto educativo. Intanto per processo educativo dobbiamo intendere un percorso che prende origine dal concetto di educazione che va ben oltre ciò che si pensa comunemente e solitamente: riguarda e comprende qualsiasi stimolo proveniente dal mondo esterno, a cominciare dalla famiglia per proseguire con la scuola ed il sociale. Non a caso il termine “educare”, come quasi tutti sappiamo, deriva dal verbo latino “educere”, che significa appunto “tirar fuori”, “sviluppare”, dunque educare significa innanzitutto e indubbiamente aiutare e stimolare la crescita psicologica e fisica di un individuo orientandola in senso positivo e costruttivo. Quindi, in un senso ancora più ampio, la parola “educazione” arriva ad esprimere l’intero processo di formazione dell’uomo, indicandogli appunto la strada da intraprendere e seguire al fine di scoprire sé stesso e le proprie particolari caratteristiche ed inclinazioni. La definizione in questi termini del processo educativo rende ancor più chiaro così che l’atto educativo è in un certo qual modo un percorso che interviene in maniera continuativa nel tempo, consistendo in pratica in una prassi formativa che dura tutta la vita. Ora il come educare richiede inevitabilmente e necessariamente dei momenti di confronto e relazione e, in questo peculiare contesto, la comunicazione riveste una funzione essenziale in quanto ‘conditio sine qua non’ imprescindibile e fondamentale dell’esistenza umana come pure dell’ordinamento civile e sociale; infatti si pensi già solamente che ogni individuo è coinvolto a partire fin dall’inizio della propria vita in un cruciale ed indispensabile processo di acquisizione delle regole necessarie ed utili per comunicare efficacemente con gli altri suoi simili. Possiamo infine ritenere che ciascuno di noi venga invitato a svolgere il suo ruolo di educatore responsabile, a prescindere dal sistema di riferimento considerato come la famiglia, la scuola o qualunque altra comunità o centro di aggregazione sociale. Dunque la scelta di impegnarsi in modo chiaro, attivo, costante, duraturo e responsabilmente maturo nel portare avanti la propria missione educativa rappresenta sicuramente la giusta chiave attraverso la quale l'educando a noi affidato e di cui ci occupiamo può raggiungere un pieno sviluppo formativo ed un gratificante successo personale.
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